CINEMA RONDINELLA








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MIDNIGHT IN PARIS
di Woody Allen, Usa, 2011, 94 min.
FILM D'APERTURA AL 64MO FESTIVAL DI CANNES (2011).
 
ORARI
MERCOLEDÌ
01 Febbraio
15.30 Proiezione unica
biglietto unico: € 2,90
 
SINOSSI: Gil e la sua futura sposa Inez sono in vacanza a Parigi con i piuttosto invadenti genitori di lei. Gil è già stato nella Ville Lumiêre e ne è da sempre affascinato. Lo sarà ancor di più quando una sera, a mezzanotte, si troverà catapultato nella Parigi degli Anni Venti con tutto il suo fervore culturale. Farà in modo di prolungare il piacere degli incontri con Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e tutto il milieu culturale del tempo cercando di fare in modo che il “miracolo” si ripeta ogni notte. Suscitando così i dubbi del futuro suocero...
 
RECENSIONE: «I miracoli esistono ancora, anche se bisogna aspettare che il campanile suoni mezzanotte. Ce lo ricorda Woody Allen con 'Midnight in Paris' (appunto, 'Mezzanotte a Parigi'). L'abilità di Woody Allen come sceneggiatore assicura una serie di battute e gag a raffica, dalle 'lezioni' di vita e letteratura fatte da Hemingway allo scambio di idee tra Gertrud Stein e Picasso che discutono di un quadro ultra-astratto come se si trovassero davanti a un ritratto ultra-realista, dalle teorizzazioni di Dalí (Adrien Brody) allo stupore di Buñuel (Adrien de Van) di fronte al soggetto dell'Angelo sterminatore che Gil gli propone 'a futura memoria'. Ma il vero piacere del film è soprattutto in questa libertà assoluta che offre a Woody Allen la possibilità di 'giocare' con una serie di mostri sacri della cultura novecentesca (...) senza preoccuparsi di sembrare irriverente o pedante» (Paolo Mereghetti - Corriere della Sera)

TRAILER
 
Titolo Originale: Midnight in Paris
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Alisa Lepselter
Musica: Stephane Wrembel
Interpreti: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Nina Arianda, Carla Bruni, Adrien Brody, Marion Cotillard, Kathy Bates, Léa Seydoux, Corey Stoll, Tom Hiddleston, Alison Pill, Gad Elmaleh, Sonia Rolland, Yves Heck, Marcial Di Fonzo Bo, David Lowe, Adrien De Van
Paese: USA 2011
Durata: 94 Min
Produzione: Gravier Productions, Mediapro
Distribuzione: Medusa
Data uscita: 02/12/2011


 
WOODY ALLEN
Regista, attore, sceneggiatore, compositore. Nato a Flatbush, un rione di Brooklyn, da una famiglia ebraica di origine ungherese. A soli sedici anni decide di adottare il nome d'arte di Woody Allen e comincia a guadagnare i primi soldi vendendo le sue gag prima per strada e poi ai comici televisivi. Falliti gli studi sia alla New York University che al City College, inizia a lavorare come 'gang man' per alcuni spettacoli televisivi e come presentatore nei night clubs, alternando esibizioni comiche e musicali (suona il clarinetto dall'età di dodici anni). Prima di tentare la strada del cinema ottiene un grande successo a Broadway con le sue commedie: "Don't drink the Water" e "Play it again Sam". Nel 1965 debutta ad Hollywood come attore e sceneggiatore con Ciao Pussycat (What's new Pussycat) di Clive Donner. Il primo film lo dirige nel 1969: Prendi i soldi e scappa (Take the money and run). Nel corso della sua carriera ha ricevuto diciotto nominations all'Oscar vincendone tre: per la regia e la sceneggiatura originale di Io & Annie (Annie Hall) nel 1977 e per la sceneggiatura originale di Hanna e le sue sorelle (Hannah and her sisters). "Io & Annie" ha vinto anche l'Oscar come miglior film. Appassionato di musica jazz fin da ragazzino, il regista inserisce in Manhattan (film che viene considerato il sequel di "Io e Annie" soprattutto per l'omaggio alle atmosfere malinconiche di New York), la musica di Gershwin per raccontare un'altra storia di nevrosi e amori inconcludenti. Nel 1978 realizza come regista Interiors, film dalle atmosfere crepuscolari che, come i successivi Settembre (1987), Un'altra donna con una intensa Gena Rowlands (1988) e, in parte, Alice (1990), rende esplicito omaggio a Ingmar Bergman, uno dei suoi registi preferiti, insieme a Federico Fellini al quale guarda per la costruzione di Stardust Memories (1980), opera dichiaratamente autobiografica narrata in flusso di coscienza come "8 e mezzo". Dopo il magico riferimento shakespeariano di Una commedia sexy in una notte di mezza estate (1982), gira il mockumentary Zelig (1983), finto reportage su un uomo camaleontico che trasforma anima e corpo secondo chi si ritrova vicino, mostrando un conformismo che ha molto a che vedere con la società contemporanea. Qualche anno più tardi riceve il secondo Oscar per il campione d'incassi Hannah e le sue sorelle (1986), successivo al divertente Broadway Danny Rose (1984) e a La rosa purpurea del Cairo (1985), omaggio a "La palla n. 13" di Buster Keaton. Successivo all'ennesimo omaggio alla musica jazz di Radio Days (1987) è il sorprendente Crimini e misfatti, riflessione divertente ma non banale sulle colpe che non vengono punite, facendo riferimento ai romanzi di Dostoevskij, scrittore che riprenderà anche più avanti in Match Point (2005). Al ritmo costante di almeno un film all'anno, dopo Ombre e nebbia (1992) ritorna ad atmosfere più serene con Mariti e mogli (1992), Misterioso omicidio a Manhattan (1993), per il quale richiama Diane Keaton, e l'esilarante Pallottole su Broadway (1994). Cambia tono nei successivi La dea dell'amore (1995, per il quale Mira Sorvino vince l'Oscar come miglior protagonista femminile), omaggio commosso al teatro greco, e nel musical Tutti dicono I love you (1996) in cui tratta il tema delle famiglie allargate con un cast d'eccezione che coinvolge Drew Barrymore, Julia Roberts, Goldie Hawn ed Edward Norton. Affezionato però ai ritratti di personaggi in crisi, realizza Harry a pezzi (1997) e sberleffa il patinato mondo dei vip con Celebrity (1998), girato in bianco e nero. Il suo amore per il jazz invece trionfa con Accordi e disaccordi (1999) con Sean Penn. Con gli ultimi lavori, il successo in patria si era un po' affievolito ma, dopo un accordo con la Dreamworks di Spielberg che gli dà maggiore visibilità, ritorna ai lustri di un tempo con Criminali da strapazzo (2000), che prende spunto da "I soliti ignoti" di Monicelli. Dopo La maledizione dello scorpione di Giada (2001) che omaggia il cinema degli anni '40, è la volta di Hollywood Ending (2002), film in cui tenta di costruire una metafora di un regista in declino che, malgrado una cecità psicosomatica, riesce a concludere il proprio film. L'anno successivo Woody chiama Jason Biggs (direttamente dall'America giovanilistica di American Pie) per affiancare Christina Ricci in Anything Else, storia d'amore impossibile tra un aspirante scrittore e una giovane dallo spirito libertino e indecisa su tutto. Con Melinda e Melinda (2004) ritorna ad affrontare il binomio tragedia/commedia delineando due storie che non annoiano ma fanno affiorare qualche cedimento di sceneggiatura. Con gli ultimi lavori Woody sembra entrare in crisi creativa ma il capolavoro è dietro l'angolo. Secondo le dichiarazioni dell'autore, Match Point è il film del quale va più orgoglioso: l'intrigo è una storia di delitto e castigo ambientata nell'alta società di Londra che si confronta con la casualità della vita in una visione realistica (che sfiora il pessimismo) dei rapporti sentimentali. Il film è il primo che vede protagonista la sensuale Scarlett Johansson, vera e propria musa del regista che la richiama per Scoop (2006), intricata commedia sullo sfondo di una Londra avvolta nel mistero delle arti magiche e in Vicky Cristina Barcelona (2008) al fianco di Penelope Cruz e Javier Bardem, in un gioco di gelosie per le strade della vivace città catalana. Nel 2007 Sogni e delitti, thriller con Ewan McGregor e Colin Farrell, segna il ritorno a un cinema più drammatico che indaga nelle perversioni umane più inconfessabili. Con Whatever Works - Basta che funzioni (2009) ritorna ad ambientare un film a Manhattan offrendoci con il suo stile ironico, colto e leggero, un'altra puntuale riflessione sul mondo e l'uomo. Solo un anno più tardi, tuttavia, Allen fa ritorno in Gran Bretagna dove gira Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni (2010), un'altra profonda riflessione su quella grande illusione che il mondo continua a chiamare 'amore'.
 
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