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GLI UCCELLI
di Alfred Hitchcock, Usa, 1960, 1h59.
Con Tippi Hedren, Rod Taylor, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette
Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano.
GIOVEDÌ
17 Gennaio
15.30 - 21.15
€ 7,00 (intero)
€ 5,00 (ridotto)


CREDITS
Titolo Originale:
The Birds
Regia:
Alfred Hitchcock
Sceneggiatura:
Evan Hunter, dal romanzo di Daphne du Maurier
Fotografia:
Robert Burks
Montaggio:
George Tomasini
Musiche:
Remi Gassman, Oskar Sala, Bernard Herrmann
Scenografia:
Robert Boyle
Interpreti:
Tippi Hedren (Melanie Daniels), Rod Taylor (Mitch Brenner), Jessica Tandy (Lydia Brenner), Suzanne Pleshette (Annie Hayworth),Veronica Cartwright (Cathy Brenner), Ethel Griffies (Mrs Bundy), Charles McGraw (Sebastian Sholes).
Paese:
USA 1960
Durata:
119 Min
Produzione:
lfred Hitchcock per Universal Pictures
Distribuzione:
Fondazione Cineteca di Bologna
 

SCHEDA
In un negozio di animali di San Francisco, s'incontrano e si conoscono l'avvocato Mitch Brenner e la ricca e famosa Melanie Daniels, figlia dell'editore di un grande giornale. Mitch finge di scambiarla per una commessa e le domanda una coppia di "inseparabili" (Love Birds) per il compleanno della sorellina Kathy. Melanie, indispettita ma anche affascinata, decide di recapitargliela di persona, per fargli una sorpresa. Non trovandolo in città si spinge fino a Bodega Bay, dove l'uomo passa i fine settimana con la madre e la sorella. Qui, però, Melanie viene inspiegabilmente attaccata da un gabbiano alla testa. Ed è solo il primo di una serie di attacchi inquietanti degli uccelli, sempre più numerosi e feroci, contro gli abitanti della cittadina.

Se si hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire, "Gli uccelli" è un film magnifico. Di una bellezza ammaliante che, secondo il procedimento caro a Hitchcock da "La finestra sul cortile" e messo a punto con "Vertigo", ci trascina lentamente, dolcemente, ma irresistibilmente, dalla dimensione del quotidiano verso i territori lontani del fantastico. È un film musicale. Inizia con un andante piacevole, grazioso, seducente, che con una minima modulazione, diventa poco a poco grave, strano, angosciante. Poi improvvisamente esplode un allegro vivace, vorace, rapace, che a sua volta si appesantisce, assumendo risonanze terrificanti. Infine, si conclude con una corona tra le più minacciose che si possano immaginare. [...] Questo film – il più compiuto, il più meditato, il più profondo di Hitchcock, insieme a "Psycho" – è l’austera riflessione di un uomo che si interroga sui rapporti tra l’umanità e il mondo. Rapporti considerati da tutte le possibili angolazioni, tanto quella metafisica, occulta, filosofica, scientifica, psicanalitica (in questo film la psicanalisi è fondamentale) quanto semplicemente quella naturale. Riflessione pessimista, apocalittica. È la più grave accusa contro la nostra società materialista, alla quale non accorda che poche speranze prima della catastrofe. (Jean Douchet)
 



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