Cooperativa Sestese di Abitazione Camagni Olmini
CGS Rondinella
presentano:
TEATRO NECESSARIO – II edizione
MARTEDI'
16 FEBBRAIO
2010
Ore: 21.00
GOOD NIGHT CATHY dalla terra della lava e dei limoni a Hollywood
regia di Else Marie Laukvik
con Rosalba Genovese
produzione Teatro dell’Albero
Liberamente ispirato da una storia di Leonardo Sciascia, dal libro
Il mare colore del vino. L'emigrante Cathy durante il suo viaggio sogna di incontrare i suoi miti, le stelle del teatro e del cinema Marlon Brando, Charlot, Buster Keaton e Martha Graham. Canta, mima, balla ma nello stesso tempo racconta la storia di un viaggio completamente diverso che si svolge negli anni '50 e comincia di notte da una spiaggia deserta in Sicilia. Un gruppo di emigranti ha venduto ogni proprio avere per comprare un biglietto per l'America e si sta imbarcando sul bastimento del signor Melfa che ha promesso di sbarcarli sulle coste del New Jersy più o meno dieci, dodici giorni dopo. Devono pagare 250.000 Lire, la metà al momento della partenza e il resto all'arrivo. Incontreranno i loro parenti alla stazione di Trenton. Dopo un viaggio lungo e difficile approderanno in America nottetempo su una spiaggia deserta. Il signor Melfa si è raccomandato di muoversi con tranquillità e cautela per non insospettire la Guardia Costiera e la Polizia, perciò viene deciso di mandare due di loro in avanscoperta per trovare la strada che porta alla stazione di Trenton. Giunti in prossimità di una strada, leggono un segnale stradale scritto nella loro lingua, notano che la strada è tenuta meglio che in Sicilia e sorpresi guardano passare due automobili italiane, una Fiat 600 e una Fiat 1100. Quando tentano di fermarne una per chiedere dove si trovi la stazione di Trenton il conducente passando lancia loro un insulto. I loro occhi si voltano di nuovo verso il segnale stradale: Santa Croce Camerina, Scoglitti è scritto, sono stati tutti atrocemente presi in giro.
MARTEDI'
16 MARZO
2010
Ore: 21.00
CHICAGO BOYS
di Renato Sarti con la collaborazione di Bebo Storti
Regia di Renato Sarti
Con Renato Sarti, Elena Novoselova
Ad un miracolo economico corrispondono schiavitù e miseria per la popolazione? Sì!” Con questa frase comincia Chicago boys, una specie di conferenza “strampalata, senza lieto fine” che si svolge in un rifugio antiatomico. Una esaltazione surreale del capitalismo, del consumismo e della liberalizzazione più sfrenata. I Chicago boys sono stati un gruppo di economisti formatosi negli anni Settanta presso l'Università di Chicago, sotto l'egida del grande guru del liberismo, Milton Friedman, nobel per l'economia nel 1976. Friedman e i suoi seguaci esercitarono una profonda influenza sulle politiche economiche di molti stati, primi fra tutti gli USA del presidente Ronald Reagan e l'Inghilterra del primo ministro Margaret Thatcher e poi dal Cile all'Argentina, dal Brasile alla Polonia, dalla Cina alla Russia, ecc. Le grandi multinazionali hanno avuto un ruolo di primissimo piano in questo processo che ha portato allo smantellamento dello stato sociale, visto e combattuto come un virus infettivo, come un arto in cancrena da amputare. “Ma una stampella può camminar da sola?”. No. L'imposizione di questo tipo di economia è sempre stata preceduta e accompagnata da golpe, da spietate dittature, da sanguinose repressioni di piazza, dai desaparecidos, dalla tortura. Chiamare privatizzazioni le grandi razzie compiute nei confronti dei paesi poveri è un eufemismo. Queste politiche economiche hanno significato per una vasta parte delle popolazioni di quei paesi licenziamenti, diminuzione degli stipendi, delle pensioni, degli ammortizzatori e delle garanzie sociali, ma anche aumento dell'alcoolismo, delle tossicodipendenze, dei malati di AIDS, della prostituzione minorile, della miseria, della malavita, degli omicidi e dei suicidi. Che negli ultimi decenni le grandi multinazionali abbiano puntato l'attenzione pure su materie prime, come l'acqua, i cui titoli in borsa crescono mediamente del 30%, non è un dato meramente economico o finanziario: un rapporto delle Nazioni Unite sulla povertà mondiale rivela che ogni giorno muoiono 4.900 bambini per mancanza di acqua potabile. Il nostro protagonista sguazza (mangia e si disseta) in una vasca, stile catafalco, piena d'acqua imputridita dai suoi stessi rifiuti. Al suo fianco una prostituta/cameriera russa, che, dopo venti anni di schiavitù cerca il riscatto. Fra le anguste pareti del rifugio si consuma fra i due una lotta senza esclusione di colpi, una sorta di paradossale, e letale, guerra fredda, formato mignon. “Pubblicizzare le perdite e privatizzare i guadagni”. Il buon capitalista cade sempre in piedi; sa come avvicinare o allontanare lo stato (succhiando finanziamenti o evadendo le tasse) a seconda del momento e degli interessi eppure il ruolo che lo stato può avere nelle economie è tornato prepotentemente in voga proprio negli States! Chicago boys non vuole essere una rievocazione museale del crollo del muro, in occasione del ventennale, bensì un tentativo di rispolverare un po' del buon vecchio Marx, e rammentare a coloro che per decenni hanno operato al motto di “Libera volpe in libero pollaio”, il proverbio greco: “Se vedi che non ti sazi, fermati!”.
MARTEDI'
27 APRILE
2010
Ore: 21.00
È BELLO VIVERE LIBERI
Vincitore Premio Scenario per Ustica 2009
Ispirato alla biografia di Ondina Peteani,
prima staffetta partigiana d’Italia
deportata ad Auschwitz N. 81 672
testo e regia di Marta Cuscunà
con Marta Cuscunà
costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito
È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà.
Ondina è stata definita da alcuni storici “prima staffetta partigiana d’Italia”, per la precocità del suo impegno nella lotta di Liberazione, avvenuta in un territorio in cui la Resistenza è iniziata prima rispetto al resto d'Italia, grazie alla vicinanza con la Jugoslavia dove fin dal 1941 si erano formati gruppi partigiani attivi contro l’occupazione fascista.
La sua storia attraversa gli anni del fascismo nel Monfalconese, viene segnata in modo indelebile dalla detenzione ad Auschwitz e continua nel dopoguerra, come ostetrica e organizzatrice culturale e politica all’interno del PCI, poi PDS.
Lo spettacolo si ispira alla prima parte della vita di Ondina fino alla liberazione dai campi di concentramento e mette in luce alcune particolari tematiche: il contributo fondamentale apportato dalla Resistenza femminile all’emancipazione della donna; i sogni di libertà, gli ideali di pace e fratellanza dei giovani che aderirono al Movimento di Liberazione; l’incubo della deportazione nazista e la sopravvivenza nei lager.
Vorrei che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l'entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani.
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l'emotività lascia spazio alla riflessione).
La biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, “accesa”. Ho incontrato una ragazza, poco più giovane di me, incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo. D'altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l'incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l'unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto. Avverto l'urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.
INGRESSI
BIGLIETTI
Intero: 7,00 euro Ridotto (soci Camagni Olmini e Auprema, anziani e studenti): 5,00 euro
I biglietti si potranno acquistare direttamente alla cassa del teatro la sera stessa dello spettacolo, a partire dalle ore 20.00
Prenotazioni gratuite telefonando dal lunedì al venerdì – dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17; oppure inviando una mail
Info:
CINEMA TEATRO RONDINELLA
Viale Matteotti, 425 – Sesto San Giovanni
Tel. 02.22.47.81.83 info@cinemarondinella.it
CINEMA RONDINELLA
Viale Matteotti 425 - Sesto San Giovanni (MI)
tel 02.22.47.81.83 - fax 02.24.41.07.09
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